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PINOT NERO DELL'OLTREPO': UN'IDENTITA' ANCORA DA PERFEZIONARE

C'era grande attesa, in ognuno dei partecipanti (che in quest'occasione sono stati ben più numerosi del solito e qualificati) per la nuova degustazione di Oltrepopavese.it dedicata al grande e spinoso tema Pinot nero. Attese dovute al particolare blasone e prestigio del vino, che in Borgogna ha trovato la sua terra promessa, all'antica storia produttiva e viticola di questa varietà, che in Oltrepò è presente da fine Ottocento, nonché ad un certo orgoglio oltrepadano, che rivendica proprio alla terra della Bonarda e del Classese il primato tra la zone produttrici di Pinot nero italiani.

Le aspettative non sono state deluse e tra i banchi d'assaggio sinora organizzati da questo portale, molto probabilmente quest'ultimo è stato proprio il più divertente e appassionante. Con sedici campioni in degustazione a disposizione si sono potuti assaggiare dei vini sicuramente ben fatti, di soddisfacente complessità, abbastanza corrispondenti a quell'archetipo di Pinot noir ideale, giocato sull'eleganza, la morbidezza, la suadenza più che sulla potenza e la concentrazione, che ogni appassionato ha in mente. E nel cuore. Peccato, però, che ad eccezione di tre vini targati Oltrepò Pavese, che hanno convinto senza esitazioni il panel degli assaggiatori, (chiamato ad esprimere un punteggio variante da un minimo di una ad un massimo di cinque stelle), gli altri Pinot nero DOC Oltrepò Pavese abbiano mostrato un livello qualitativo solo medio, poco più che sufficiente, (da sei e mezzo e niente più, utilizzando antichi sistemi di votazione scolastica) dove le ombre, le perplessità, gli aspetti irrisolti prevalevano nettamente sulle luci e sulle positività.

E peccato soprattutto che nel gruppo ristretto dei cinque vini più convincenti e sicuramente migliori, che la commissione di degustazione ha riassaggiato, come sempre rigorosamente alla cieca, senza conoscere il nome del produttore, in una tornata finale che ha fatto seguito alla prima prova d'assaggio, il vino che sia nettamente piaciuto di più e che si sia imposto, non portasse in etichetta il marchio Oltrepò Pavese, ma quello… Alto Adige DOC. Due vini ospiti in degustazione. Convinti difatti che il wine tasting potesse essere più divertente e ancora più probante per i colori oltrepadani, se accanto ai vini di casa avessero figurato anche degli intrusi, provenienti da una regione dove la cultura del Pinot nero vanta radici altrettanto profonde, si è pensato di inserire, in funzione di "vini ospiti", due Pinot nero altoatesini, scelti il primo in una fascia di prezzo intorno alle diecimila lire ( 5,20 euro ca.) sugli scaffali della grande distribuzione, il secondo nella linea intermedia, di una cantina che "studia" per riuscire a realizzare un grande Pinot nero, ma che eccelle soprattutto nella produzione di vini bianchi. 

Il responso è stato chiaro ed inconfutabile, avvalorato dal numero considerevole, (otto), dei componenti del panel di degustazione: il vino che è nettamente piaciuto di più, che si è imposto come il più ricco, coerente, polputo, carnoso, dotato di una bella morbidezza e dolcezza di frutto (lampone e ribes), di maggiore armonia al gusto, di eleganza e ricchezza di sfumature, perché la vera qualità di un Pinot nero consiste nella morbidezza dei tannini e nei profumi, dato che gli antociani sono in misura piuttosto contenuta, è stato il Pinot nero riserva 1998 della Cantina Produttori San Michele di Appiano in provincia di Bolzano (si badi bene, un vino della linea intermedia della Cantina, prezzo al punto vendita aziendale tra 7 e 8 euro, non uno della più alta e costosa linea Sanct Valentin…), mentre il secondo intruso, il vino economico, l'Alto Adige Pinot nero Von Kastel, imbottigliato da una misteriosa C.V. Scarl di Trento (molto probabilmente Ca'Vit o la Cantina di Lavis…), si è piazzato al quarto posto.

De Cardenas, Doria e Frecciarossa sugli scudi. Tra i due Südtiroler Blauburgunder c'è stato spazio, e meritata gloria, per tre più che convincenti e ben fatti Pinot nero oltrepadani, evidentemente prodotti tenendo debito conto dal peso del grappolo, dal tipo di clone adottato e dall'ambiente scelto, e non massacrati da vinificazioni e affinamenti forsennati, dove si lavora sul Pinot nero magari pensando di avere a che fare con la Barbera, con un Cabernet Sauvignon o un Merlot, puntando al sapore concentrato e alla potenza. Mentre ciò che rende i migliori Pinot neri dei vini inimitabili sono la finezza dei profumi e l'eleganza dei tannini. 
Ad ottenere elogi convinti sono stati il Vigna Brumano 1997 della piccola azienda agricola Ruiz De Cardenas di Casteggio, giunto secondo con una valutazione di quattro stelle (contro le quattro stelle e mezza del vino di San Michele Appiano), il Querciolo 1997 dell'azienda agricola Doria di Montalto Pavese, giunto terzo (valutazione tra le tre e le quattro stelle), ed il Pinot nero 1998 dell'azienda agricola Frecciarossa di Casteggio, arrivato quarto a pari merito (con tre stelle e mezzo) con il secondo vino altoatesino. Il resto del plotone oltrepadano, come già accennato, non ha brillato per personalità e completezza d'espressione rimanendo ancorato, nelle più convincenti versioni, il Noir 1999 della Tenuta Mazzolino di Corvino San Quirico ed il Cà dell'Oca 1998 dell'Anteo di Rocca de' Giorgi, a punteggi varianti tra 2 e 3 stelle, e ottenendo invece di due stelle o due stelle e mezzo massimo per gli altri nove vini targati Oltrepò presi in esame (sette di annata 1998, uno di annata 1999 e uno di annata 2000).

Pinot nero: nessuna qualità senza la piacevolezza. Perché questi vini non sono piaciuti ? Innanzitutto per una clamorosa, congenita, ed intollerabile carenza di piacevolezza, per un gusto dove invece della dolcezza e purezza del frutto, di una certa succosità e dolcezza, assumevano al ruolo di protagonisti, indesiderati, note eccessivamente tanniche ed astringenti, una certa secchezza e asciuttezza, conferite da eccessi di legno, da tostature sparate, da una materia prima non sufficientemente concentrata e ricca. Non sono piaciute, anzi hanno dato piuttosto fastidio, e condizionato i giudizi complessivi le "puzzette" non stile "merde de poule" alla borgognona, ma che evocavano chiaramente note tra lo stallatico ed il terroso, quando non evolvevano nel vegetale, nella carruba e nel tamarindo. Sono apparsi inoltre quali elementi fortemente limitativi la scarna magrezza, la carenza di carne e di polpa, la scarsissima personalità, la non riconoscibilità varietale, ovvero il ricordare più una Bonarda, una Barbera, un'Oltrepò Pavese rosso, più che un Pinot nero, riscontrate in almeno quattro campioni, l'infelice mariage tra vino e legno (alias barrique) che portava quest'ultimo a predominare nettamente, e poi la disarmonia, un certo carattere pungente, l'incredibile evoluzione e super maturità non tollerabili in un vino d'annata 1998.

Hanno invece pienamente convinto, nel vino di De Cardenas, ed in misura leggermente minore nei vini di Doria e di Frecciarossa, i profumi netti, puliti, di bella dolcezza e fragranza, la rotondità fruttata, la struttura bilanciata, la buona consistenza e carnosità, l'equilibrio riscontrato al gusto.
Alla ricerca del carattere oltrepadano. Vini sicuramente diversi, quelli oltrepadani, dall'outsider altoatesino risultato vincitore, dotati di un carattere più saldo, di una minore morbidezza, di un accento piacevolmente terroso, nelle migliori espressioni, che contribuisce a delineare il carattere del vino, eppure, i tre vini maggiormente graditi lo testimoniano, in grado di affrancarsi da quella rusticità di fondo, da quella carenza di appeal, che taluni vorrebbero spacciare per la cifra distintiva, per il suggello di un fantomatico "gôut de terroir", dei Pinot nero della provincia di Pavia. Lavorando meglio e pensando veramente al Pinot nero come ad un grande vino, come dimostrano di saper fare aziende come De Cardenas, Doria, Frecciarossa e come siamo certi possano fare anche Mazzolino, Anteo e altre case, il livello medio dei Pinot nero dell'Oltrepò non potrà che migliorare, elevando il prestigio e la credibilità della zona come terra se non di grandissimi di buoni e affidabili "Bourgogne" lombardi.

Alcune inspiegabili assenze. Un'ultima annotazione, doverosa, seppure antipatica. Anche in questa occasione i responsabili del portale Oltrepopavese.it hanno pensato di fare cosa giusta, corretta ed intelligente, invitando a partecipare e a sottoporre i loro campioni di Pinot nero all'assaggio, un po' tutte le migliori e più blasonate (ed elogiate dalle varie guide) case vinicole oltrepadane. Spiace rilevare che non abbiano voluto raccogliere l'invito anche aziende titolate che avrebbero potuto ben figurare e rendere ancora più rappresentativo il nostro già ampio e rigoroso esame della produzione di Pinot nero oltrepadani. Sottrarsi al confronto, rigorosamente anonimo, con gli altri produttori della zona, non accettare lo spirito di questa prova, che non ha né potrebbe avere vincitori o sconfitti a priori e dove tutti, noti e meno noti, aziende blandite dalle guide e aziende in cerca di notorietà, scattano alla pari ai nastri di partenza, pensiamo non costituisca davvero un esempio di lungimiranza. Una volta di più gli assenti hanno clamorosamente torto.

Franco Ziliani 
Bubwine@hotmail.com

Il panel dei degustatori: Franco Ziliani  -  Wilma Zanaglio  -  Giacomo Fiertler  -  Vittorio Molina  -  Patrizio Chiesa  -  Antonio Allegretti  -  Paolo Cazzola  -  Walter Mancini

Aziende in degustazione: Az. Agr. Isimbarda  -  Az. Agr. Torti  -  Az. Agr. Albani  -  Cantina Storica Il Montù  -  Cantine Scuropasso  -  Az. Agr Anteo  -  Tenuta Mazzolino  -  Tenuta Frecciarossa  -  Az. Agr. Martilde  -  Az. Agr. Cà del Gè  -  Az. Agr. Cà di Frara  -  Az. Agr. Ruiz De Cardenas  -  Az. Agr. I Doria di Montalto