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Degustazione verticale del Noir della Tenuta Mazzolino: un'emozionante conferma della grandezza del Pinot Nero

Sembrava quasi d'essere in Borgogna, una quindicina di giorni fa, seduti, in una splendida giornata di sole, nella sala degustazione della Tenuta Mazzolino di Corvino San Quirico. Questa impressione vagamente borgognotta non era data soltanto dal chiacchierare sommesso, in quella bellissima lingua che è il francese, della proprietaria Sandra Braggiotti con lo chef de cave Jean-François Coquard e con il super consulente Kyriakos Kynigopoulos, arrivato apposta, per l'occasione, da Beaune ad animare la degustazione, organizzata dal portale Oltrepopavese.it, cui erano stati invitati, oltre al sottoscritto, anche la sommelier Wilma Zanaglio ed i giornalisti Riccardo Modesti e Ottavio Repetti del Lunedì, oltre a Margaret Raab e Antonio Allegretti e agli agronomi Roberto Piaggi e Giuseppe Zatti, ma da uno spirito assolutamente nuovo, francese più che oltrepadano.
Senza preoccuparsi, più di tanto, di quel che sarebbe stato il risultato di quest'esplorazione in otto annate (più il 2000, da poco in commercio), e delle eventuali critiche e riserve degli esperti chiamati a compiere questo viaggio, un'azienda agricola ben radicata nella terra del Bonarda e fiera di essere attiva in Oltrepò, accettava di mettersi in discussione e di sottoporre ad una diagnosi il risultato di una quindicina d'anni di lavoro, nientemeno che attraverso una degustazione verticale del più ostico e inafferrabile dei vini oltrepadani, quella meravigliosa "brutta bestia" che corrisponde al nome di Pinot nero.

Aria nuova in Oltrepò Pavese
Aria nuova, inconsueta, e piacevolissima, su per le colline ed i bricchi di questa terra bellissima che con un pizzico in più di coraggio e d'intraprendenza, e con una volontà vera di rischiare, da parte dei suoi protagonisti, di sottrarsi a pigrizie e prassi provinciali, potrebbe finalmente raggiungere l'immagine ed il prestigio che merita, e grazie allo spirito positivo che spirava, quasi magicamente sui presenti, e soprattutto grazie ai vini, decisamente all'altezza della situazione, un risultato assolutamente superiore alle aspettative, che induceva anche i più scettici, come chi scrive, a concludere, parafrasando Rimbaud, che il Pinot nero in Oltrepò deve assolutamente avere "une fatalité de bonheur", e che lavorando bene senza lasciare nulla al caso anche in questa terra dove nove volte su dieci i vini ottenuti dal vitigno borgognone fanno litigare e discutere il Pinot noir può esprimersi all'altezza del proprio blasone.
Nella nostra esplorazione, vagamente proustiana, à la recherche du Pinot noir perdu (o piuttosto rêvé), era stato scelto, di comune accordo con Kynigopoulos e Coquard, di non procedere dall'annata più giovane sino alla più matura, ma di versare nei bicchieri tutte le otto annate del Noir in assaggio, 1985, 1988, 1990, 1993, 1995, 1998, 1999, 2000, oltre alla mise en bouche affidata al 1997, perché a tutti i vini, e soprattutto ai più maturi, fosse dato convenientemente modo di aprirsi dopo tanti anni trascorsi in bottiglia.

Com'è nato il Noir
Prima d'immergersi nei vini è stato interessante apprendere dalla signora Braggiotti la genesi del Noir, quasi "imposto" al padre dall'entusiasmo di Giacomo Bologna, che in questa nuova e ambiziosa tenuta in alto sulle colline di Corvino San Quirico aveva voluto fosse coltivato il vitigno borgognone, con cloni non particolarmente eccellenti per qualità, forniti da Rauscedo, affidando i vini alla cura dell'enologo piemontese Giancarlo Scaglione, che di lì a poco avrebbe inventato, a Loazzolo, anche il particolarissimo Moscato passito denominato Forteto della Luja. Interessante, altresì, sapere che solo a partire dal 1988 il vigneto fu totalmente ripensato con l'innesto di cloni, ben più adatti e qualitativamente orientati, di origine borgognona, e ricordare che solo dalla vendemmia 1999, ma in maniera più precisa dal millésime 2000, il tandem Coquard - Kynigopoulos poté dedicarsi al progetto di creare un grande Pinot nero in terra d'Oltrepò. Dal 2002 potendo contare su una nuova razionale e ospitale cantina interrata, (che ospita la cosiddetta "barricaia"), che affianca l'antico nucleo della cantina, che risale a metà Ottocento. 

1997. L'attacco, con il 1997, è interlocutorio, trattandosi peraltro di un'annata tutt'altro che memorabile, ed il Noir, accanto ad un naso un po' sottile, pungente, con accenni quasi vegetali, mostrava un gusto abbastanza carnoso.
1985. La prima, delle, non poche, sorprese, arrivava con il 1985, una delle poche bottiglie ancora disponibili in azienda, etichetta consunta e quasi illeggibile, dal colore incredibilmente ancora vivo, tutt'altro che stanco e non mattonato, dotato di un bouquet intrigante nitido, di buona fittezza e carnosa espressività, con note di fichi secchi, marron glacé, tabacco, sottobosco in evidenza ed una bocca, sottile finché si vuole, ma ancora viva, piacevole, innervata da un carattere terroso, da un frutto ancora percepibile e non privo di dolcezza. In un'ideale classificazione secondo il metodo in uso nelle testate di lingua inglese, da un minimo di una, ad un massimo di cinque stelle, un tre stelle e mezza - quattro, senza discussioni.
1988. Dal 1985 un salto in avanti di tre anni sino al 1988, anche questo vivace nel colore, dal naso notevolmente più stanco del 1985, più sottile, pungente, evoluto, dotato di un'espressione di frutto meno piacevole, di un'acidità superiore e di un carattere quasi minerale. Anche la bocca è più amara, con tannini asciutti che tendono ad asciugare e non trovano corrispondenza in frutto capace di temperarne il mordente. Due stelle e mezza il giudizio.

1990: che sorpresa! Bellissimo invece, il miglior Pinot nero di questa nostra degustazione, il Noir 1990, annata evidentemente all'altezza del proprio nome anche in terra oltrepadana, un vino godibilissimo, dotato di un naso fragrante, fitto, quasi cremoso, piuttosto complesso e ricco di sfumature, varianti dal sottobosco ai piccoli frutti rossi, dalla castagna - marron glacé, ai funghi secchi e ai tartufi. Un vino ancora dolce e succoso al gusto, dotato di una sorprendente espressione carnosa, vellutata e avvolgente. Le quattro stelle, magari con un più d'incoraggiamento, non si discutono.

1993. Con il 1993 si torna per certi versi allo stile del 1988, più minerale e terroso, ma se il naso è più sottile, meno espressivo del 1990, e gioca su una florealità tutto sommato piacevole, la bocca è sicuramente più convincente, ricca di nerbo, e anche se la dolcezza, l'eleganza del Pinot nero sono un lontano ricordo, è molto apprezzabile la struttura tannica, la consistenza del vino, la sua costruzione ancora salda. Tre stelle meritate.

1995. Il 1995 ci fa tornare al clima, piacevolissimo, del 1990, grazie ad una bellissima fragranza floreale e quasi balsamica, ad un frutto ben maturo, che richiama il lampone ed il ribes e apre a venature speziate e ad una bocca ricca, succosa, tutta polpa e morbidezza, sostenuta da una buona struttura tannica. Quattro stelle senza discussioni.

1998. Con il 1998 entriamo nella triade di annate più recenti, che mostrano un colore più profondo e concentrato, ed il vino si mostra ancora notevolmente vinoso, bisognoso di aprirsi e di liberarsi, di sottrarsi ad un accento leggermente minerale e sapido, di ammorbidire quei tannini che, al momento, sono ancora un po' troppo spigolosi e coprono il frutto. Tre stelle, per un giudizio interlocutorio.

1999. Notevolmente meglio il 1999, con un salto di qualità, rispetto all'annata precedente, immediatamente percepibile: in questa fase il vino comincia ad aprirsi e se appare ancora piuttosto vinoso fa trapelare una bellissima dolcezza d'espressione, un carattere terroso, un potenziale d'evoluzione importante, sancito anche dalla solidità della struttura tannica, dal tenore acido e dalla concentrazione di questo Noir. 3 stelle e mezza - quattro stelle il mio giudizio.

Ed infine il Noir 2000… Infine il 2000, il primo vino totalmente frutto della gestione Kynigopoulos, interamente seguito, dal consulente borgognone d'origine greca, in ogni sua fase, dalla vigna alla cantina alla bottiglia: un vino più aperto del 1999, che inaugura uno stile più immediato, facile e colloquiale, una dolcezza d'espressione più spiccata. Un vino che può contare su un'acidità inferiore a quella, ben rilevata, del 1999, su una superiore maturità delle uve; un Noir frutto di una vinificazione che prevedeva un'estrazione più soffice, e, come il 1999, dichiara rese, quasi borgognone, nell'ordine dei 30-35 ettolitri per ettaro, ed un affinamento in piccoli fusti di rovere francese (2/3 Allier e 1/3 Tronçais), per un terzo nuovi, per un terzo di primo passaggio e per un terzo di secondo passaggio.

Il risultato, per quel che attualmente si può percepire in questo "progetto di vino" in formazione (e che forse sarebbe stato opportuno commercializzare più tardi, attendendo l'autunno…), è molto incoraggiante e convincente, grazie ad un colore rubino carico e profondo, ad un naso fittissimo, di grande concentrazione e tessitura, che richiama il selvatico, il sottobosco ed il ribes, ad una bellissima dolcezza di frutto, morbido, rotondo, espansivo che si fa strada in una struttura tannica importante e che fa pensare ad un vino carnoso e ben polputo, succoso quanto basta, nel suo divenire. 4 stelle + il mio giudizio. Un bel Pinot noir, pardon, un più che convincente Pinot nero targato Oltrepò Pavese, espressione fedele del terroir vocato di Corvino San Quirico, dove questa tenuta dalle grandi ambizioni, orgogliosamente oltrepadana per storia e radici, ha i suoi vigneti.
Una bella verticale: speriamo che l'intelligente esempio di Mazzolino induca altre aziende oltrepadane ad aprire le loro cantine, per altre degustazioni verticali dei loro vini più importanti.

Franco Ziliani 

Bubwine@hotmail.com

TENUTA MAZZOLINO
Corvino San Quirico (Pv)
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