RITORNA ALLE DEGUSTAZIONI

Querciolo riserva Doria: un Pinot nero ricco di carattere.

Terzo appuntamento con il Pinot nero per le degustazioni verticali di Oltrepopavese.it e dopo le verifiche sul Noir della Tenuta Mazzolino e sul Brumano di De Cardenas, abbiamo pensato di concentrare le nostre attenzioni su un altro degli “storici” Pinot noir oltrepadani, il Querciolo della Doria di Montalto Pavese, un’azienda che, stranamente, non sembra godere di particolari attenzioni da parte delle guide dei vini di casa nostra, che in tre casi su sei (Veronelli, Duemilavini A.I.S., Vini buoni d’Italia) la ignorano nelle edizioni 2004, mentre Luca Maroni, peraltro così attento e sollecito nel caso di altre aziende oltrepadane, la recensisce sbrigativamente.

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Non capisco proprio i motivi che hanno indotto i vari baedeker a non dedicare spazio a questa azienda, e a Vini d’Italia a recensire numerosi altri vini ma non il Pinot nero Querciolo, perché questo vino di stampo borgognone, ottenuto da uve frutto di un impianto fatto con la consulenza di Attilio Scienza nel 1983, utilizzando un vasto numero di cloni, ben 16, selezionati da Bouvet in Francia, che si sono ridotti a tre soli, con l’annata 1997, dimostra, alla prova dei fatti di una degustazione verticale, di avere non solo stoffa e personalità, ma di rappresentare una delle più convincenti prove su questa difficile varietà di uva mai tentata in terra oltrepadana. Questo anche grazie al lavoro realizzato da un team di tecnici qualificati che comprende Pierluigi Donna, Daniele Manini e l’enologo, da sempre impegnato in azienda, Beppe Bassi.
Come in ogni vicenda riguardante il Pinot nero che si rispetti anche nel caso del Querciolo si deve parlare di continue ricerche, sperimentazioni, prove per tentare di indovinare la giusta quadra che conducesse ad una personalità ben definita del vino. Se il vigneto è sempre stato a cordone speronato basso, con non più di 4800 piante ettaro (che per la zona costituiscono sempre una bella densità), e dagli iniziali 16 cloni si è potuti passare, negli ultimi anni, a lavorare solo su tre, ma dopo tutta una serie di microvinificazioni condotte in tutte le combinazioni possibili nel periodo dal 1988 al 1995, anche nella fase, cruciale, della vinificazione si sono percorse strade diverse. Dalla pigiatura ad uva intera con raspi dei primi anni (ripresa però anche nel 1998), all’aggiunta di uva fresca, all’attuale formula che prevede la macerazione a freddo, senza travasi, con molti bâtonnages, per arrivare a fine fermentazione, dopo 8-10 giorni, e svolgere la malolattica subito in legno. Anche nella fase dell’affinamento del vino in legno si sono fatte diverse prove: barrique di tonnelleries diverse nei primi anni, poi, dal 1992, barrique costruite in Italia, da Gamba, con legni francesi. Oggi, che il Querciolo sosta dai 12 ai 15 mesi in legno, diventati 18 nell’annata 1997, la formula dell’affinamento adottata, con sapiente pragmatismo lombardo da Beppe Bassi, un tecnico serio e senza fronzoli di cui si parla poco (che sia proprio grazie a queste sue caratteristiche che non fa notizia ?), prevede una mescolanza di legni, dalla barrique ai tre ettolitri e mezzo, solo con un 30% di legno nuovo e una larghissima parte di fusti di 3-4 anni, alcuni già impiegati per i vini bianchi. Delineate le caratteristiche tecniche del vino, passiamo alla degustazione vera e propria, alla quale hanno partecipato, oltre a chi scrive e all’amico Antonio Allegretti responsabile con Patrizio Chiesa di questo portale, la titolare dell’azienda Doria, signora Giuseppina Sassella, l’agronomo Daniele Manini, l’enologo Beppe Bassi, ed una coppia di consumatori un po’ speciali, due ragazzi veneziani animatori di un wine bar nientemeno che a Viterbo.
La verticale
La nostra degustazione verticale si è snodata sulle annate: 1998, 1997, 1996, 1995, 1993, 1992, 1991 e 1988, riguardando sia annate tradizionalmente considerate grandi in Oltrepò, sia altre prevedibilmente meno importanti, questo per verificare la linearità di comportamento e la personalità del Querciolo in un periodo di dieci anni.
1998. Anche se in questo momento Doria è sul mercato con il Querciolo 1999, abbiamo iniziato il nostro percorso con questa annata 1998, che mostra un importante potenziale d’evoluzione ma che già si esprime bene. Bellissima intensità di colore rubino carico brillante, un naso molto ricco, vivo, carnoso, di notevole intensità e freschezza, con una buona dolcezza di frutti rossi maturi (lampone e ribes) e accenni di sottobosco. Interessante anche la dolcezza al gusto, un buon equilibrio, una struttura sostenuta con tannini ancora vivi e mordenti, con una lunga persistenza. Unica nota non perfettamente in armonia il tenore alcolico, forse leggermente elevato.
4 stelle piene, che potranno diventare 4 e ½ quando il vino avrà completato la sua evoluzione in bottiglia.
1997. Campione che più di ogni altro ha sostato in legno (ben un anno e mezzo), questo 1997, dal colore leggermente più evoluto e meno brillante del 1998, dai profumi meno caldi, giocati più sul floreale – vegetale, con evoluzione su note animali e di cuoio una volta che il vino sosta per qualche tempo nel bicchiere, si rivela essere come uno dei meno espressivi della nostra degustazione, facendosi apprezzare per la vivace sapidità in bocca, per la fragranza aromatica, ma pagando inevitabilmente il pegno di una struttura più snella e di una certa carenza di polpa. 3 stelle
1996. Se mi è consentita la definizione, il più “altoatesino” tra i Querciolo di questa batteria, grazie ad una superiore dolcezza d’espressione e una fragranza nei profumi che non possono che ricordare lo stile dei Blauburgunder altoatesini. Dotato di una magnifica intensità di colore, rubino brillante, splendente, molto luminoso, questo bel 1996, da bere assolutamente ora, si fa apprezzare sin dal primo impatto per il suo naso fitto carnoso, polputo, con un frutto ben maturo e croccante, e le note selvatiche di sottobosco, di cuoio, di spezie, che vanno a comporre una tessitura ricca, di bellissima espressività e dolcezza. Al gusto, anche se non ha la struttura importante e terrosa del 1998, mostra una materia ricca, elegante e vellutata, che regala grande piacevolezza ed equilibrio e rende il vino godibile. 4 stelle piene
1995. In termini assoluti il miglior vino di questa verticale, sorprendente da ogni punto di vista, dall’intensità del colore, fitto concentrato, alla trama intricata, densa e delicata di profumi intensi, calci, maturi, che vanno dalle bacche rosse al selvatico al sottobosco, a comporre un insieme avvolgente e suadente. In bocca è caldo, vellutato, terroso, si dispone ampio, consistente, con una grande stoffa, una lunghezza ed una persistenza gustative davvero notevoli. Un vino di grande armonia e fascino, calibrato in tutte le sue parti, già piacevolissimo al gusto, ma dotato ancora di un importante potenziale d’evoluzione. Un grande vino di terroir, una compiuta espressione delle potenzialità del Pinot nero in Oltrepò. 4 stelle e ½
1993. Notoriamente non una grande annata in Oltrepò Pavese il 1993, e questo Querciolo ne rispetta fedelmente le caratteristiche, con una bella vivacità di colore, e un naso che anche se rimane pulito e piacevole è notevolmente verde e floreale, senza grande dolcezza o espansione. Anche in bocca, pur piacevole, manca di polpa e di frutto, ha poca ampiezza e si rivela piuttosto semplice, con una notevole incisività e acidità spiccata. 3 stelle
1992. Anche per il 1992 si potrebbe ripetere il discorso fatto per il 1993, anche se il vino, con i suoi 12 anni, mantiene un suo certo fascino, dovuto ad un naso forse un po’ evoluto, ma piuttosto dolce e suadente, e ad una indubbia vivacità e ricchezza di carattere in bocca, con tannini che pungono ancora un po’, una fresca acidità ed un finale notevolmente sapido e minerale. Ma da un’annata come il 1992 pretendere di più sarebbe stata solo una pia illusione… 3 stelle – 3 stelle e ½
1991. Il secondo Pinot nero italiano 1991 che assaggiato dopo molti anni dalla vendemmia mi colpisce, e seppure diverso dal Mazon Villa Barthenau di Hofstätter q     uesto Querciolo fa il suo figurone, con i suoi anni tredici, grazie ad una bellissima intensità di colore rubino brillante, ad un naso fragrante, vivo, pimpante, pieno di energia, che richiama il rosmarino e le spezie, il lampone, il sottobosco bagnato, e ad una magnifica polpa dolce e succosa al gusto, a tannini finissimi ancora vivi, ad una dolcezza complessiva d’espressione, che regala calore, pienezza, sapidità, davvero da vino di gran classe. Un vino ancora vivo, che si beve con estrema piacevolezza e regala grandi emozioni. 4 stelle e mezza
1988. La prima vera annata di produzione del Querciolo, dopo alcune prove fatte nel 1983 con uve espressione di vecchi cloni della zona che davano seri problemi di colore, e un vino che, tutto sommato, fa ancora la sua dignitosa figura, grazie ad un rubino vivo splendente, privo di stanchezza, che riluce nel bicchiere, a profumi caldi e evoluti di frutta sotto spirito, e soprattutto ad una bocca dove, se pure fanno difetto la polpa ed il frutto, sono ancora ben presenti e vivi i tannini e una fresca acidità che dà un indubbia freschezza e una certa piacevolezza al vino.
 

E considerando che si tratta di un Pinot nero di sedici anni, c’è sicuramente di che essere soddisfatti in casa Doria, continuando a lavorare, come hanno meritoriamente fatto sino ad oggi, sul Pinot nero…

Franco Ziliani
bubwine@hotmail.com