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Brumano e Miraggi di De Cardenas: due bei Pinot nero stile Oltrepò

Nell’accingerci ad effettuare questa verticale del Brumano e del Miraggi di De Cardenas, programmata da mesi, gli amici del portale Oltrepopavese.it ed io ignoravamo che una diecina di giorni dopo ci saremmo trovati di fronte alla piacevole sorpresa di un Progetto speciale, presentato dal nuovo direttore del Consorzio vini, che tende ad assegnare al Pinot nero, vinificato nel modo più degno, come accade in Champagne ed in Bourgogne, il ruolo di vino simbolo e di vino chiave della viticoltura dell’Oltrepò.

Scegliendo di organizzare questa seconda verticale di Pinot nero vinificato in rosso, dopo quella, molto interessante, dedicata alcuni mesi orsono al Noir di Mazzolino, e prevedendo di effettuarne, tra gennaio e febbraio, una terza, riservata ad un altro importante Pinot nero oltrepadano, anche senza conoscere le linee generali del progetto presentato l’11 dicembre da Panont, non facevamo altro che testimoniare la nostra consolidata convinzione che proprio a dei buoni Pinot nero in rosso, fedele espressione del loro territorio d’origine, oltre che al tradizionale Oltrepò Pavese rosso e al Riesling renano si potesse affidare se non una rinascita un’immagine più elevata e ambiziosa della produzione vinicola di questa zona. Vedere che oggi proprio al Pinot nero viene affidato idealmente il compito di plasmare uno “stile Oltrepò” dei vini, non può che farci piacere e confermarci che avevamo visto giusto nelle nostre scelte, ragionando con realismo più che con lungimiranza.

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Anche se azienda piccolissima e vera “boutique winery” che conta su soli cinque ettari di vigneto (una superficie che ad alcuni vignaioli dell’Alto Adige basta e avanza per produrre vini che sono riusciti ad imporsi in un mercato di nicchia…), l’azienda di Ruiz De Cardenas, personaggio che al mondo del vino è arrivato, forte di un’esperienza maturata nel mondo industriale, solo per passione e con la volontà precisa di rendere omaggio, in terra oltrepadana, alle amate Champagne e Bourgogne, è riuscita in questi anni a distinguersi nel panorama di Casteggio e dintorni. C’è riuscita per la decisione di produrre degli spumanti metodo classico non Doc, perché non conformi al dettato del disciplinare che sancisce il netto predominio del Pinot nero e perché basati prevalentemente, invece, su uve Chardonnay, e per la capacità, già emersa in una degustazione svolta da questo portale nel corso del 2002, di produrre dei Pinot nero vinificati in rosso di forte carattere.
Inutile riproporre in questa sede la cronistoria del, anzi, dei Pinot nero di Ruiz De Cardenas, meticolosamente ricostruita, con il puntiglio che fa parte del “personaggio”, nel sito Internet http://www.ruizdecardenas.it/ della piccola, ma agguerrita, tenuta casteggiana.
Alla nostra degustazione il produttore ha voluto dare un carattere documentale, più che dimostrativo, inserendo per le annate 1998 e 1997 sia il Brumano, il suo Pinot nero più importante, sia il Miraggi, da uve provenienti da un vigneto più giovane, piantato nel 1990. A seguire, con le annate 1996, 1993, 1992, 1990 e 1988, si è degustato unicamente il Brumano, scegliendo sia annate giudicate, secondo la sua speciale classificazione di valore in “carati”, di livello eccellente, come erano il 1998, il 1990 ed il 1988, sia annate valutate solo due carati come il 1997, il 1996, il 1993, oppure un carato solo come l’annata 1992.
Il risultato complessivo, al di là di quel che dicono le note di degustazione, è che nonostante in cantina si siano avventurati mani e tecnici diversi, (De Cardenas stesso, quindi Marco Bellani, quindi Giancarlo Scaglione e solo da un anno, non responsabile quindi dei vini assaggiati, il piemontese, pardon, monfortino, Roberto Gerbino), e nonostante il vero e proprio Brumano sia stato prodotto solo a partire dall’annata 1987, nonostante la vigna fosse stata acquistata già nel 1979, e nonostante la tecnica di vinificazione e di affinamento dei vini, soprattutto del Brumano, abbia conosciuto un’evoluzione, sino ad arrivare ad una macerazione intorno agli 8-10 giorni, con numerosi rimontaggi e/o delestage quotidiani, e ad un affinamento in piccoli fusti di rovere francese di diverse provenienze, rinnovati ogni anno per un terzo, intorno ai 12 – 18 mesi, con questi due Pinot nero ci si trova indubbiamente, con piccole differenze, davanti a vini dotati di uno stile e di un carattere peculiare.

Pinot nero indubbiamente oltrepadani, ben diversi da un Pinot nero altoatesino, del Trentino o della Franciacorta (per tacere, ovviamente, della Toscana), che esprimono bene la capacità di questa difficile varietà borgognona di esprimersi nel terroir oltrepadano, o meglio ancora nella fascia collinare di Casteggio dove sono collocati i vigneti.
Le annate più giovani, 1998 e 1997, di entrambi i Pinot, ma soprattutto del Brumano, hanno testimoniato una notevole ricchezza e consistenza, una struttura tannica importante, un certo che di selvatico e di terroso, più spiccato nel Brumano e più attenuato a favore di una maggiore dolcezza del frutto, di una superiore eleganza, nel Miraggi, e il bisogno, molto evidente nel Brumano 1998, di una lunga permanenza in bottiglia che riesca ad equilibrare e amalgamare un contributo del legno a mio avviso in questo momento eccessivo ed in grado di pregiudicare, in questa fase gustativa, la piena piacevolezza del vino. Meno importante e complesso del Brumano, ma più fine e “femminile” il Miraggi, soprattutto il 1997, ha dimostrato una bella tessitura, una certa suadenza, una pulizia nelle note fruttate, di lampone e di ribes, molto interessante.

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Lasciando il Miraggi e concentrando il nostro assaggio sul Brumano, i riscontri sono stati, a prescindere dalle annate, alcune chiaramente in grado di non fare miracoli e di non esprimere cose grandiose, sicuramente interessanti. Ancora in ottima forma, dotato di un bel colore, di un naso molto selvatico, terroso, vegetale, ancora molto in sé e leggermente scontroso, il 1996, dotato di grande struttura e di un corredo tannico notevole, di una buona lunghezza al gusto, anche se la “dolcezza e purezza del frutto, una certa succosità e dolcezza” erano carenti.

Eccellente invece, molto Oltrepò nel suo stile, il Brumano 1993, dal colore limpido denso e caldo, dal naso fitto di bella complessità e ancora piuttosto vivo, con note di sottobosco, di frutta rossa, di humus che trovavano piena corrispondenza al gusto, morbido, rotondo, dolce, asciutto e saldo, di grande piacevolezza.
Riscontro interlocutorio e un’espressione che non poteva che essere specchio di un’annata tutt’altro che indimenticabile, il 1992, ancora piacevole nei profumi e caldo, ma molto corto, carente di materia e di frutto, in bocca, mentre la conferma che dando loro il tempo di evolvere e di maturare compiutamente in bottiglia senza fretta i migliori Pinot nero dell’Oltrepò abbiano delle belle carte da giocarsi, è arrivata dal Brumano 1990, davvero un bellissimo vino.

Grande intensità di colore rubino brillante con una leggera unghia granata, un naso fitto, caldo, selvatico, molto avvolgente e suadente, ricco di sfumature giocate tra la frutta rossa matura, la ciliegia sotto spirito e note di selvatico e di sottobosco, e una bocca davvero intrigante, grazie ad una materia terrosa e consistente, ad una bella dolcezza di frutto, ad una vena acida ancora viva che regalava freschezza e lunghezza al finale.
Molto buono, anche se non del valore del 1990, anche il Brumano 1998, spettacolare soprattutto, visti i suoi 15 anni d’età, per la perfetta tenuta del colore, per i profumi intensi e complessi e ancora vivi, per la grande struttura tannica, da vino ancora intero, con tante cose da dire.
Che dire per concludere ? Semplicemente la soddisfazione per aver trovato, nel Brumano e nel Miraggi due Pinot nero di netto stampo oltrepadano e casteggiano, che con l’eccezione del Brumano 1998, sicuramente da risentire e dotato di un potenziale importante, sono apparsi non oppressi da note tanniche ed astringenti, da eccessi di legno, tostature sparate, o limitati nella loro espressione da una materia prima non sufficientemente concentrata e ricca. Vini puliti e ben fatti, conservati a giudizio nella cantina del produttore, non afflitti da quelle "puzzette" tra lo stallatico ed il terroso, ed il vegetale, che fanno spesso la loro comparsa assaggiando vini rossi dell’Oltrepò.
Vini dotati di carne e di polpa, di buona personalità e riconoscibilità varietale, che fanno pensare che lavorando in questo modo e seguendo il positivo esempio rappresentato da questa piccola cantina di Casteggio il mondo vinicolo dell’Oltrepò, puntando sul Pinot nero vinificato in rosso, dai cloni giusti impiantati nelle migliori posizioni, possa ottenere, com’è nell’auspicio del Progetto speciale presentato l’11 dicembre, ottimi risultati. Il che, scusatemi, non è davvero cosa da poco…

Franco Ziliani 

Bubwine@hotmail.com

Azienda Agricola RUIZ DE CARDENAS
Casteggio - Frazione Mairano - Strada delle Mollie, 35
WWW.RUIZDECARDENAS.IT