I BISCOTTI SONO TANTI,MILIONI DI MILIONI, MA QUELLI DI STAGHIGLIONE VOGLION DIRE... 

 

Preparare biscotti è sempre stata un’occasione gioiosa per grandi e piccini, un ritrovarsi insieme, un momento magico, un rivivere momenti felici legati ad occasioni festose come il Natale, la Pasqua, un compleanno o un ricevimento o semplicemente una merenda per bambini. Di ricette di biscotti, in giro per il mondo, ce ne sono tante “milioni di milioni” (proprio come recitava una famosa pubblicità degli anni sessanta):facili, gustose, ricercate, originali; la fantasia in cucina è sempre il miglior ingrediente per la perfetta riuscita di qualsiasi preparazione e se in gioco ci sono “cose dolci” c’è solo da sperare di non lasciarsi prendere troppo la mano. Ma torniamo ai biscotti, o meglio ad un tipo di biscotti che in Oltrepò sono famosi praticamente da sempre: i brasadé di Staghiglione: un tipo particolare di ciambelline dolci, pe4rfettamente conservabili anche per settimane e ottimi se inzuppati in una bella tazza di latte caldo. Chi ne cercasse la ricetta in qualche testo ufficiale di cucina regionale lombarda rimarrebbe deluso: o non vengono menzionati affatto o risultano frettolosamente indicati, e confusi, con le molto più comuni ciambelline dolci. I brasadé sono tutt’altra cosa. E noi , nelle nostre divagazioni, orami diventate scorribande, linguistico-gastronomiche non potevano entrare nel nuovo millennio senza menzionarli e senza offrire ai nostri amici-lettori la possibilità di prepararli in casa seguendo la ricetta originale. 
Chi è di queste parti sa tutto, o quasi tutto, di queste piccole, rustiche delizie, ma per chi “viene da fuori” s’impone, da parte nostra il dovere dell’informazione.
Cominceremo con il nome : si chiamano di Staghiglione perchè gli originali, i DOC per intenderci, erano preparati proprio dalle donne di Staghiglione: un frazione di Borgo Priolo, alle spalle di Casteggio. Abbiamo precisato “erano preparati” e non “sono preparati” perchè oggi, in effetti, non sarebbe esatto affermare che solo da quel pugno di case arroccato sulle colline scendono a valle i venditori di brasadé. In qualsiasi negozio di alimentari della zona è possibile vedere cesti di queste ciambelline con tanto di cartellino che ne rivendica l’origine, ma sono per lo più biscotti sfornati im moderni laboratori di panificazione o pasticceria. Chi a Staghiglione li preparava secondo un ricetta tramandata nelle famiglie, da generazioni e generazioni, ora non c’è più. I giovani se ne sono andati e chi è rimasto non ha certo voglia di impastare, cuocere e infornare come una volta. Probabilmente questi particolari biscotti non si preparavano solo nelle cucine di Staghiglione per poi essere venduti in fiere e mercati, ma anche nei paesi vicini era consuetudine dedicarsi a tale modo semplice e familiare di sbarcare il lunario mettendo a frutto abilità domestiche. 

Tutti però anche oggi sono d’accordo nel riconoscere a Staghiglione la paternità della creazione, anche se nessuno più ricorda il nome del “creatore” o della “creatrice”. A nessuno più interessa neppure sapere se la ricetta sia stata davvero studiata o nata per caso, come del resto è successo per tante preparazioni gastronomiche ormai entrate nella storia della cucina. Perchè il segreto della particolarità dei brasadè sta proprio nella loro preparazione; non abbiate fretta : tra poco ve ne riveleremo il segreto. Passiamo ora al nome “brasadè”. Chiaramente di tratta di un termine dialettale, potrebbe corrispondere al nome “corolli”. “Corolli” ci suggerisce corolla; la parola corolla è diminutivo della voce dotta “corona”; qualcosa di circolare che ci suggerisce anche la parola collana. Forse ci siamo: i brasadè erano, una volta pronti per essere mangiati, appena usciti dal forno, lucidi e dorati venivano affidati ai bambini di casa che li infilavano nel foro centrale con uno spago a mo’ di collana, una collana un po' particolare, ma pur sempre qualcosa da mettere al collo. Forse ci sono altre spiegazioni etimologiche, ma a noi piace quella che ci suggerisce l’idea di qualcosa di dolce da mettersi al collo per avere un boccone sempre a disposizione e per non dimenticare mai che ... la vita è fatta anche di dolcezze. (Ci scusiamo con gli esperti di linguistica).
Ed eccoci finalmente al momento cruciale della nostra divagazione: la ricetta.
Non è stato facile trovare il nostro “ tesoro”: in giro ci sono molti “consigli di fabbricazione”, molte alternative indubbiamente interessanti, ma poco convincenti. Siamo però stati fortunati: la ricetta , probabilmete molto vicina all’originale, l’abbiamo avuta grazie ad una specie di catena di Sant’Antonio: un’amica l’aveva passata ad un’amica che è amica di un’amica di una nostra amica. Non siamo potuti risalire ad Adamo ed Eva ma ci siamo andati vicini. Non possiamo aggiungere altro...
Ironia a parte, noi abbiamo voluto provare sul campo, cioè nella nostra cucina, la ricetta per verificarne la validità. Se vi aspettate che vengano, in queste ultime righe, descritte le caratteristiche dei nostri brasadè rimarrete delusi: non abbiamo avuto il tempo per rilevarne pregi e difetti: li abbiamo mangiati e ce li hanno mangiati in così breve tempo che ci siamo sentiti ripagati dell’impegno “profuso” . Perchè non provate anche voi? Queste ciambelline semplici, alla buona, vi riporteranno ad un passato austero, ma genuino fatto di sapori di casa e di tradizioni che vanno perdendosi. Certo, nessuno oggi si sognerebbe più di regalare ad un cresimando una collana di brasadè come si faceva quarant’anni fa, oggi è ormai “out” anche regalare ad un ragazzino un telefonino cellulare. Il recuperare però certi ricordi, il sorridere magari di certe abitudini ci aiuta tuttavia a non dimenticare le nostre radici di gente semplice che si accontentava di poco ed era capace di gioire proprio di quel poco.


I VERI BRASADE’ DI STAGHIGLIONE
INGREDIENTI: 1kg di farina bianca, 2 dl di olio, 100 gr di burro, 2 dl scarsi di zucchero, 1 cucchiaino di sale fino, 1 cucchiaino di carbonato di ammonio. E’ possibile sostituire l’olio con 100 gr di strutto freschissimo.
PREPARAZIONE: disporre la farina a fontana; nel mezzo versate tutti gli altri ingredienti. Impastate il tutto aggiungendo acqua quanta ne occorre per ottenere una pasta soda, ben lavorata ma non troppo dura. Quando l’impasto è pronto formate dei cannelli spessi quanto il dito pollice, lunghi circa 15 centimetri che si chiuderanno a ciambella, premendo bene sulla congiunzione perchè non si stacchino durante la cottura. Nel frattempo avrete portato a lieve bollore una capace pentola di acqua. Buttate in acqua i braasadè togliendoli non appena vengono a galla; passateli in acqua fredda, scolateli e disponeteli su un canovaccio pulito perchè asciughino. Sistemateli poi su teglie abbondantemente imburrate e fate cuocere infine in forno a temperatura dolce finchè non risulteranno ben secchi e dorati. Ideale sarebbe un forno a legna dove è stato appena cotto il pane! 

MARY MANGIAROTTI